Il deodorante. O quello che rappresenta

Pedalare nel caldo della città non le sembrava più così spiacevole come una volta. Il sole di Bologna le scaldava la pelle ma non si abbronzava mai, ogni volta che tornava giù per le vacanze estive era bianchissima, quasi grigiastra . Svoltò in una traversa di via Irnerio e si fermò vicino al primo portone, si sedette su un gradino all’ombra del portico, prese il telefono guardò l’orario. Le tredici e dieci. Lui era in pausa pranzo quindi, se avesse voluto, avrebbe potuto rispondere al telefono. Lo chiamò e lui di nuovo non rispose. In realtà, se avesse risposto, non avrebbe saputo cosa dirgli. Chiamò Davide
– Ehi Dà che fai?
– Mangio un panino in Piazza Verdi. Mi raggiungi?
– No
– Dove sei?
– Niente sono in giro in bici. Stasera beviamo un bicchiere di vino insieme?
– Non fa un po’ troppo caldo per starsene in giro in bici? Comunque ci sto per un bicchiere di vino, anche due! Io finisco di lavorare alle sei, passi dalla biblioteca?
– Ok
– Ehi
– Dimmi
– Sei ancora dell’idea di andare via?
– Si
– E che ci vai a fare giù in Puglia?
– Boh
– Bene – rise – stasera ne parliamo
– Se vuoi si ciao
– Ciao
Cosa avrebbe fatto senza Davide e Valeria non lo riusciva proprio a immaginare. Li conosceva da relativamente poco tempo e i momenti passati con loro erano assolutamente legati a Carlo. Li aveva conosciuti una sera in un parco, ad una festa, o qualcosa del genere. Carlo aveva riconosciuto Valeria, era la ex di un suo vecchio coinquilino, non la vedeva da un paio di anni, si erano salutati e lei li aveva invitati a sedersi con lei e il suo ragazzo Davide. Avevano iniziato a chiacchierare tutti e quattro, si erano trovati bene da subito. Davide aveva fatto una battuta su quanto fosse stupida la gente che credeva negli oroscopi e lei aveva capito che forse finalmente aveva incontrato due persone con cui poter passare piacevolmente del tempo. Uno dei problemi che all’epoca aveva era proprio trovare gente con cui sentirsi a proprio agio, gente interessante con cui stringere i rapporti, la maggior parte delle persone che incontrava le sembravano superficiali e, diciamolo, noiose.
Davide e Valeria erano una bella coppia, amavano stare in giro a bere birra nelle serate tiepide, erano gentili e ospitali, leggevano libri, guardavano le serie tv, lavoravano facendosi sfruttare il meno possibile e lei si sentiva molto fortunata ad averli incontrati. Si sentì ancora più fortunata a sapere che erano nella sua vita dopo che questa cambiò, il giorno che Carlo le disse quella frase che ancora adesso le sembrava assurda per come l’aveva formulata “Francè noi ci dobbiamo lasciare”. Non disse che lui la voleva lasciare e neanche che la doveva lasciare. Disse che si dovevano lasciare come se lei dovesse essere d’accordo con lui in quella scelta. Ma lei non era d’accordo. A lei piaceva quella vita, le piaceva il loro bilocale in affitto a porta San felice, le piaceva tornare da lavoro e avere la casa tutta per sé e le piaceva anche quando lui tornava da lavoro, bere una birra insieme e raccontarsi la giornata. Le piacevano le loro uscite per andare al ristorante giapponese, le domeniche passate in pigiama a giocare ai videogiochi, le serate a guardare serie tv una puntata dopo l’altra finché uno dei due, di solito lei, non si addormentava. No, lei non pensava che si dovessero lasciare e accettarlo le sembrava impossibile. Sperava, come accade a tutte le persone che vengono lasciate loro malgrado, di svegliarsi e accorgersi di aver fatto solo un brutto sogno o, più realisticamente, sperava che lui si accorgesse di aver fatto una grande cazzata e che la implorasse di tornare con lei. Sarebbe stato sufficiente chiederlo, non ci sarebbe stato alcun bisogno di implorare.
Un anziano signore che doveva entrare nel palazzo la distolse da questi pensieri. Si rimise in cammino, poche pedalate ed era a casa di sua cugina. Entrò con le sue chiavi, Briscola la accolse scodinzolando, felice di vedere finalmente qualcuno. La casa era come al solito, perfettamente in ordine, si sedette sul divano e accese una sigaretta. E poi un’altra sigaretta. Briscola nel frattempo era salita sul divano, e si lasciava accarezzare, finché non sentì la porta aprirsi e dunque si fiondò giù per terra per evitare una bella ramanzina.
– Ehi Fra come stai? Hai fame? Io ho famissima. Ho comprato le zucchine e ci prepariamo un bel risotto con zucchine e gamberetti. Però Lorenzo arriva tra mezz’ora, forse per il risotto ci vuole più tempo che dici? Potremmo fare la pasta, così si fa prima che dici?
– Si si, la pasta va bene.
– Ok allora facciamo la pasta. Com’è andata la mattinata? A lavoro mi sono stressata tantissimo, la gente veramente a volte sembra che si alzi la mattina con l’intenzione di rompere le scatole al prossimo. Guarda non ti sto neanche a raccontare se no mi incazzo di nuovo. Sai che facciamo oggi? Quando esco da lavoro andiamo a fare un bel giro per i negozi che dici?
– No oggi mi vedo con Davide.
– Davide? Il ragazzo di Valeria? E lei non viene con voi?
– Non so, forse ci raggiunge dopo, finisce sempre tardi di lavorare
– Eh ma stai attenta…
– A che?
– Eh sai com’è, la solita storia dell’amico che ti vuole consolare perché ti sei lasciata col ragazzo e poi alla fine ci prova
– Ma va, Davide non è proprio quel tipo di persona
– Vabbè mi saprai dire. Ah ecco, quasi mi dimenticavo, ti volevo dire che se vuoi mi puoi dare delle cose da lavare, devo fare la lavatrice così almeno la riempio.
– Si qualcosa da lavare ce l’ho.
– Ma non devi andare a prendere il resto della tua roba? Hai solo quella valigia piccola piccola.
– Si, mi mancano tante cose, dovrei proprio andarci oggi. Ho lasciato lì praticamente tutto, anche il mio deodorante.
– Vabbè quello te lo puoi pure ricomprare – rise –
– Cristo, non ci avevo proprio pensato.
– A cosa?
– Che me lo posso ricomprare. Me lo posso ricomprare!
– Già, non ti perdere in un bicchiere d’acqua. Quanta pasta vuoi?hai tanta fame o poca fame? La butto adesso, tanto tra due minuti Lorenzo è qua.
Si alzò dal divano di scatto.
– Devo uscire. Lasciami un po’ di pasta, la mangio quando torno.
– E dove vai?
– Torno presto, vado e torno.
– Si ma dove? Scusa mangia prima e poi vai,no?
– No Sara, devo andare adesso.
– Ma mica vai da Carlo?
– No no, lui è a lavoro.
Prese le chiavi e le sigarette dal tavolino accanto al divano e uscì prima che Sara potesse farle altre domande.
“Col cazzo che mi ricompro il deodorante. È lì a casa mia insieme a tutto il resto delle mie cose e questo stronzo neanche mi risponde al telefono e magari lo usa lui il mio deodorante, cosa che oltretutto ha sempre fatto. Adesso vado lì, mi riprendo il mio deodorante e domani sarà lui a doversi far venire in mente che se lo può pure ricomprare un cazzo di deodorante.” Pensava mentre scendeva le scale, uscì dal portone e si diresse verso la rastrelliera delle bici. Alzando lo sguardo vide Lorenzo che le sorrideva
– Ehi dove vai? – le disse
– Vado a casa mia a riprendermi il mio deodorante.
– Il tuo …?
– Il mio deodorante!
– Puoi usare il mio se vuoi, ci sono 40 gradi e sono le due del pomeriggio
– Si lo so, sono pazza, comunque voglio il mio deodorante, quello che ho lasciato sulla mensola dello specchio in quello che fino a ieri era il mio bagno.
– Ok, ho capito. Non è per il deodorante, è per quello che rappresenta. – rise-
Salì sulla bici
– Si infatti ma non fa ridere.
– Presto ci rideremo insieme di questa storia del deodorante. – Disse mentre camminava verso il portone di casa sua.
“Infatti non è per il deodorante ma per quello che rappresenta, cioè l’insieme di tutte le cose che mi appartengono e che ho dovuto lasciare lì perché ero troppo triste e incazzata per ricordarmi di prendere”.

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